Spesso si parla di astrazione e recentemente mi è tornato alla mente un passaggio del testo De antiquissima italorum sapientia di Giambattista Vico:
"Infatti, quando il geometra definisce il punto come qualcosa privo di parti, ne fornisce solo una definizione nominale, dal momento che non si offre cosa alcuna che, pur priva di parti, possa essere tracciata con la mente o con una penna. Ugualmente si tratta di definizione puramente nominale quando l'aritmetico definisce l'unità"
Insomma, il nostro Vico dice su ai primi matematici e studiosi della geometria. Il suo ragionamento è chiaro: di tutta la geometria il punto è il paradigma più evidente di un'astrazione!
E sì, il punto è in evidente opposizione alla linea, ma il vero punto geometrico non esiste ne nella mente, ne nella realtà. Qualsiasi rappresentazione, per quanto puntuale possa essere, sarà sempre lontano dall’astrazione matematica. Vico non si riferisce solo ai disegni che possiamo fare con matite, china o qualsiasi altro mezzo, ma anche le nostre figurazioni mentali cadono nell’errore e si allontano dalla purezza dell’astrazione matematica!
È un gioco fantastico: il punto non esiste! Noi riusciamo a considerare il punto solo in rapporto al suo opposto: la linea.
Ora, lasciandosi trascinare da queste suggestioni, chi se la sente di dire che c’è l'uno?
Io no ci metterei la mano sul fuoco: l'uno a ben vedere è in funzione della sua somma.
L’unità è per Vico l’altra astrazione per eccellenza: l'uno è operativo solo nella somma dove non è più uno.
Nome
Email
Testo