Ci puoi trovare su:
Ludosofici
Ludosofici
Ludosofici
Ludosofici Ci puoi trovare su:


Grafica e filosofia: possibile?

Ilaria 22/01/2011

Lavorando in una libreria, e per di più in una libreria "specializzata" in tutto ciò che concerne il mondo delle arti visive, dal design all'architettura, dall'illustrazione alla fotografia, con un occhio di riguardo alla grafica e alla tipografia, una riflessione sulla parola scritta non può di certo mancare.

E chi meglio di Derrida può soccorrerci in questa disamina?

Per Deridda sono proprio le parole che ci permettono di vivere e conoscere il mondo e le cose in quanto queste non possono mai essere conosciute nella loro immediatezza: non conosciamo mai le cose se non nelle parole che le indicano e nei codici che le significano.

Pertanto il linguaggio riveste una funzione fondamentale nella vita degli uomini e, in tale ambito, la forma dominante di conoscenza è, contrariamente alla tradizione, la scrittura. Da Platone a Lacan, da Husserl a Searle vi è sempre stata una condanna piuttosto dura nei confronti della parola scritta percepita come copia e raddoppiamento dell'originale.

Inoltre la scrittura, essendo segno tracciato sulla pagine, è commistione tra empirico e ideale: infatti l'iterabilità del segno lo rende ideale ma è proprio questa stessa iterabilità a far sì che il segno non sia un puro evento: un segno irripetibile non sarebbe più un segno poiché non rinvierebbe all'altro ma una "presenza del divino". Proprio in quanto ripetibile, ogni segno è identico a sé solo differendo da sé… dinamica che prende il nome di différance.

Ma di questo parleremo la prossima volta….

Inserisci Commento

Nome

Email

Testo

Invia