Prendendo le mossa dai due concetti chiave di scrittura e interpretazione, il laboratorio consiste nella creazione di una storia attraverso i mezzi della grafica, della parola scritta e degli altri bambini: ognuno di questi diventa, nel corso del laboratorio, uno strumento di interpretazione e di apertura all'altro.
Per Deridda sono proprio le parole che ci permettono di vivere e conoscere il mondo e le cose in quanto queste non possono mai essere conosciute nella loro immediatezza: non conosciamo mai le cose se non nelle parole che le indicano e nei codici che le significano.
Ecco perché il linguaggio riveste una funzione tanto importante nella vita degli uomini e la scrittura, contrariamente alla tradizione, è considerata la forma dominante di conoscenza.
Sempre per Derrida la scrittura, segno e traccia sulla pagina, è commistione tra empirico e ideale: infatti l'iterabilità del segno lo rende ideale, ma è proprio questa stessa iterabilità a far sì che il segno non sia un puro evento: un segno irripetibile non sarebbe più un segno poiché non rinvierebbe all'altro ma una "presenza del divino". Proprio in quanto ripetibile, ogni segno è identico a sé solo differendo da sé, dinamica che prende il nome di différance.Questo termine implica che il segno è differente da ciò di cui prende il posto e, quindi, che tra il testo e l'essere a cui esso rinvia c'è sempre una differenza, uno scarto che non può mai essere definitivamente colmato, ma lascia sempre soltanto tracce, da cui si diparte la molteplicità delle letture e delle interpretazioni.
Ferraris M. , Introduzione a Derrida, Laterza, Bari 2004.
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